Emozioni e comunicazione in coppia e in altri contesti

Sara mi parla di come fra lei e Alessandro, il fidanzato con cui convive, le cose stiano andando sempre peggio; di come non riescano più a parlare senza litigare, soprattutto non si sente capita da una persona da cui si aspetta sostegno più che da chiunque altro.

Ricostruiamo insieme il modo in cui si svolgono le loro conversazioni. Per lei è la prima occasione per riflettere sulla cosa mantenendo la calma ed è proprio Sara a riconoscere uno schema: il problema si presenta quando vuole parlare con Alessandro di alcune situazioni legate al lavoro e alla famiglia di lei, che da un po’ di tempo sono continue fonti di frustrazione. Sara si sente vittima di ingiustizie che la fanno infuriare e si sfoga con Alessandro che, da parte sua, sta avendo un periodo altrettanto impegnativo ma con ottimi risultati a differenza di lei per cui il suo umore è buono ma ha poca energia e, come dice esplicitamente, vorrebbe rilassarsi quando torna a casa.

Proseguendo arriviamo ancora più a fondo: Sara desidera sentirsi capita ma, in quei momenti di forte emozione, non si accontenta di parole di conforto: vuole vedere Alessandro arrabbiato quanto lei per le cose che non vanno. Quando questo non accade la sua rabbia si riversa su di lui che a quel punto reagisce, prendendosela con lei, non con le cause originali!

Sara è fortemente turbata da questa scoperta e si colpevolizza. Ha appena fatto un grande passo avanti e ha l’opportunità di sbloccare la situazione ma il primo pensiero è dettato dall’emotività ancora molto forte che, dice, non ha mai gestito molto bene. La accompagno quindi in un percorso di ulteriore consapevolezza, le chiedo se ha mai notato dinamiche di questo genere nelle relazioni di coppia e di amicizia che conosce. Lei non solo inizia a elencare diversi casi, cui fino a quel momento non aveva dato peso né aveva collegato alla sua situazione, ma porta anche l’esempio del dibattito pubblico dove rabbia e paura vengono brandite come armi o come questioni identitarie invece di fungere da utili segnali per individuare quello che non va. A questo punto noto che la sua reazione iniziale è assai ridimensionata, non è più concentrata sul proprio comportamento e si infervora mentre mi racconta come in varie occasioni si sia sentita infastidita da come vengono trattati alcuni argomenti di suo grande interesse nei dibattiti (è una persona impegnata nel sociale), quanto si sia sentita investita e respinta da certe invettive che venivano “dai suoi”, e conclude che ora capisce bene la reazione di Alessandro, il quale non può semplicemente chiudersi nel silenzio o alzarsi e andarsene da una sala convegni se si arrabbia.

Il lavoro successivo aiuta Sara a trovare un modo diverso di esprimere le stesse cose quando si sente in un ambiente sicuro e vuole sfogarsi. Tempo dopo Sara mi racconta di una serata in cui Alessandro l’ha ascoltata per mezz’ora senza che nessuno dei due alzasse la voce. Era la prima volta da mesi e sente di aver ritrovato in lui l’ascolto di cui ha bisogno.

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