Sono pazza! E invece...

“Sono pazza!”

“Tu la devi smettere di darti della pazza ogni volta che provi un’emozione che non ti piace.”

La sofferenza era evidente, nel tono della voce e nell’espressione del viso. Mi è arrivata addosso con tutta la sua intensità ma lei la stava già archiviando, come una pratica chiusa. Nella mia testa si è formata un’intuizione e l’ho lasciata uscire così come mi era venuta.

Se mi do del pazzo sto chiudendo la questione. Non c’è bisogno di rifletterci tanto: sono pazzo, malato, il mio stato è una cosa che mi è capitata e io sono una vittima innocente delle circostanze. Fine della storia, non ci penso più. Sono tante le parole che possiamo usare nello stesso modo: pazzo, troppo, sbagliato. Pazza al femminile, poi, ha una carica maggiore, uno stigma sociale che dipinge creature emotive fuori controllo, ma la dinamica è sempre la stessa, metto un’etichetta su qualcosa cui non voglio pensare. Ma quello che provo non va via, mi sono solo arreso ad esso, bollandomi frettolosamente come “difettoso” anche se funziono benissimo. Lo stato d’animo che mi fa dare del pazzo da solo è un segnale che mi dice che qualcosa non va e mi dà un indizio per identificarlo, sistemarlo e non averci più a che fare. Solo pensare questo mi rimette al centro, alla guida della mia vita, per quanto possa sbandare e faticare a tenerla in carreggiata.

Si è fermata, interdetta, qualche momento d’incertezza poi ha accennato un timido sorriso. “Questo devo dirlo anche a…”

Era l’idea giusta, quella che quando la incontri non riesci a tenere per te.

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