Dal giudizio al perdono

Le persone più buone che conosco giudicano moltissimo.

Tempo fa una persona che chiameremo Barbara mi ha raccontato di una situazione difficile col suo ragazzo. Mentre parlava cercava le parole con molta cura, come chi descrive qualcosa che non vuole toccare, che non conosce intimamente. Durante la conversazione è emerso che si parlavano poco, che ognuno aveva la sua vita e che la cosa, in superficie, andava bene così. Questo mentre compravano casa insieme, agli occhi di tutti la coppia più solida che si potesse immaginare. Barbara era prontissima a scusarlo per qualsiasi cosa, anche se con me se ne lamentava. Nel suo racconto Mauro (lo chiameremo così) faceva esattamente la stessa cosa.

Barbara era molto concentrata sulle sue colpe e mancanze. Sui suoi amanti di sicuro. Non tanto come fonti di piacere ma come prova del fatto che se le cose con Mauro non andavano la colpa era sua, di donna infedele. Lui invece le dava tutto ciò di cui aveva bisogno. Sotto sentivo covare però un forte risentimento e Barbara era molto restia a parlare delle sue esigenze. Se aveva difficoltà a farlo con me, persona neutrale con cui si stava confidando, quale poteva essere il livello della sua comunicazione con Mauro? La feci allora parlare dei suoi amanti e di ciò che le davano, tramite questi rapporti lei un po’ alla volta portò alla luce quelli che erano i suoi bisogni più profondi, fatti di passione ma anche di intimità e condivisione, tutte cose che trovava in altre persone con cui poi non si sentiva di andare fino in fondo perché aveva preso un impegno con Mauro, e non solo con lui. In sostanza ogni volta che poteva fuggiva dall’uomo che aveva amato e a cui voleva ancora bene, dal dolore che provava quando stava insieme a lui e se c’era l’occasione per una discussione chiarificatrice scappava anche da quella, perdonandolo in tutte le occasioni in cui faceva qualcosa che la faceva stare male. Un po’ alla volta Barbara si rese conto di quanto spesso aveva scelto di soffrire in silenzio e scappare fino al giorno in cui riuscì a dirmi “Abbiamo aperto un fascicolo di crisi.”

Quante volte è capitato a me che scrivo e a te che stai leggendo?

Finalmente aveva scelto di giudicare il comportamento di Mauro per quello che era e, rendendosi conto di aver fatto gli stessi suoi errori, riuscì a giudicare anche il proprio. Questa nuova consapevolezza ruppe il loro equilibrio, dando loro la possibilità di litigare dicendosi in faccia per la prima volta quali erano i loro reali problemi, ovvero che entrambi gestivano la loro relazione fuggendo dalle discussioni e che non si parlavano onestamente da anni. Sul momento fu molto doloroso ma diede loro la possibilità di fare delle scelte per migliorare se stessi e decidere il loro futuro, insieme o separati.

Chi non giudica non perdona: rimuove. C’è chi dice che il tempo cancella tutto, che bisogna perdonare e dimenticare. Non è vero. Il tempo cancella ciò che abbiamo elaborato prendendo piena coscienza del dolore che abbiamo patito e di chi eventualmente ce lo ha inferto. Il concetto centrale è che il perdono passa attraverso il dolore, non lo aggira. Finché Barbara e Mauro non ammettono che l’altro li ha feriti non possono perdonarsi a vicenda né tantomeno dimenticare, la fuga dal giudizio dell’altro e da quello di se stessi… è la stessa fuga.

Le persone più buone che conosco giudicano moltissimo.

Pensaci per un attimo: cosa non hai ancora giudicato?

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